Il Principe dei Vasi Comunicanti

gennaio 10, 2011 § 1 Commento

 filippo nibbi

I sogni hanno questo di volgare: che tutti sognano: grati al sole per la sua luce e alle stelle per la loro lontananza, «in molti fuggono con la cucina», disse la Bebe, 4. Rientrando a casa, la Giò, 60, nonna, e la Bebe, 4, nipote, trovano il bulldog di peluche fatto a pezzi da Krafen, 2, bulldog di casa.

– Che schifo! – esclama la nonna – Sembra…

– Un angelo – dice la Bebe…

Ecco una similitudine. Anzi, una metafora.

– … Sai volare? – aveva chiesto prima la Giò alla Bebe.

– Sì – risponde la Bebe facendo dei santarellini a similitudine dei passeri. E questo suo “fare” è un’altra metafora comunicata alla Bebe dal Principe dei Vasi Comunicanti.

– Ma voi lo conoscete il Principio dei Vasi Comunicanti? – chiede la Chiara, 36, mamma, alla Bebe e alle sue due amichette.

– Sì – risponde la Bebe.

– Com’è? – chiede la mamma.

– È come quello di Biancaneve, solo che è vestito diversamente.

E questa è un’altra similitudine.

Nell’Arte Poetica di Aristotele c’è un passo che conviene rileggere per avvistare il Principe dei Vasi Comunicanti. Precisamente quello in cui il filosofo analizza le qualità che deve possedere il poeta. E dopo avere accennato ai vari modi di espressione, afferma che l’eccellere nelle metafore è la qualità di gran lunga più importante, «l’unica cosa che non si può prendere dagli altri, indizio di grande disposizione: infatti far belle metafore, significa cogliere le somiglianze fra le cose».

Le metafore ci danno uno strano senso di esaltazione, un godimento “estetico”, come di una apertura di orizzonti, dove tutti gli esseri si precipitano ad incontrarsi, potenziandosi all’infinito: la semplicità dei fenomeni torna a essere compresa dalla meraviglia dei bambini quando scoprono le “somiglianze” delle cose fra loro in un clima in cui mancano le piogge. Il Principe dei Vasi Comunicanti comunica il momento adatto, quando «nel parlare avvistai l’altro nascosto». Perché la poesia è un atto, non una cosa.

La Bebe e l’Angelica, 9, sorella, detta l’Angelona – “la nostra Angelona” – sono le due sorelle. Si adorano. La Giò le becca nell’atto di baciarsi sulla bocca.

– Non si fa! – dice la Giovanna: – Così lo fanno i fidanzati… Bebe, te ce l’hai il fidanzato?

– No… Perché io è tanto che lo cerco, e non l’ho ancora trovato. [école 79, dicembre 2010]

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